In Riviera romagnola scarseggiano le figure specializzate. Per molti utenti della rete colpa di stipendi bassi, e condizioni di lavoro proibitive fra orari intensi e alloggi da pagare. Si è scatenato un dibattito, dai toni talvolta accesi, sulla denuncia che arriva dai centri dell’impiego della costa romagnola, che si prepara alla stagione turistica. Solo a Rimini sono almeno 200 le posizioni vacanti, che riguardano però “figure specializzate”, che paiono introvabili. Dai lidi ferraresi a Cattolica, la situazione è più o meno la stessa. Con la differenza che nella parte Nord della Riviera è l’assenza di candidati dall’estero a mettere in crisi le aziende del settore turistico. 

La critica agli stipendi

Gli utenti della rete hanno però le idee chiare sui motivi di questa situazione, che si ripete ciclicamente ma che quest’anno sembra avere dimensioni più preoccupanti. Molti sulla pagina Facebook di Repubblica.it commentano che uno stipendio di 1700-1900 euro lordi  per un cameriere d’albergo sono assai pochi per ritmi di lavoro intensi (che il Centro per l’impiego di Rimini non nasconde, visto che sulla sua pagina internet mette in guardia: “E’ richiesto un impegno con ritmi lavorativi di elevata intensità quindi non è pensabile decidere di lavorare nella Riviera di Rimini pensando possa essere un’opportunità per una vacanza in un luogo di mare e di svago”). 

I commenti del web

Non sono pochi coloro che però ritengono queste condizioni troppo gravose, più d’uno parla di “schiavismo”. C’è chi racconta la sua esperienza, come Endri: “Nessuno vuole lavorare 14 ore al giorno senza giorno libero per 1200 euro per 3 mesi e basta. Contratti da 4 a 6 ore mentre si fanno 13-14 ore al giorno come i robot senza sosta. Ci sono anche li albergatori bravi e onesti che sanno valorizzare i dipendenti ma lì non troverai mai lavoro perché chi sta bene non cambia posto di lavoro”. “Per quanto mi riguarda (esperienza) possono anche dartene 10 mila di euro, ma non valgono lavorare 12 o più ore al giorno”, scrive Biagio. “Una volta chiesi il part-time, per evitare l’orario spezzato che inevitabilmente mi costringeva alle 11-12 ore, anche a costo di prendere la metà di 1200 e mi fu negato”. “Ai tempi feci un lavoro stagionale in un grande albergo”, è l’esperienza di Rossella. “Lavoravo circa 9/10 ore al giorno ( dalle 6.30 alle 15.30-16 con mezz’ora di pausa pranzo dalle 11.30 alle 12) sette giorni su sette per 1000 € al mese. Poi ti chiedi il perché non trovi dipendenti stagionali? Di solito si dovrebbe pagare molto di più il lavoratore a tempo determinato ma in Italia vige la regola contraria”.

“Fino a non molto tempo fa, arrivato questo periodo, il sud si svuotava di giovani che andavano a fare la stagione (lavorativa) nelle località turistiche di tutto il nord Italia. Ora il business del turismo è arrivato anche al sud e i nostri giovani (purtroppo ancora non tutti) scelgono giustamente, a parità di scarse condizioni, di restare a lavorare nella propria terra”, ritiene Antonio.

C’è anche qualche commento di segno contrario. “Non lamentiamoci poi che non c’è lavoro. Se una persona ha veramente bisogno accetta anche questo, se no non ha veramente bisogno”, commenta Simonetta. “Sempre meglio di niente! Casomai se vi fanno lavorare 13/14ore al giorno, basta che son pagate. Anche io in Inghilterra lavoro 13 ore! Se per caso poi non vi fanno il contratto …beh iniziate a denunciare! l’italia da sola non si salva!”, scrive Enrico.