La spiaggia d’oro è la seconda spiaggia più grande dell’Isola d’Elba, ed è composta di finissima sabbia dorata. È la meta ideale per giovani e famiglie con bambini, grazie ai tratti ancora liberi.

Spiaggia in pericolo

Ma proprio per via della sua popolarità, l’arenile di Lacona, nel comune di Capoliveri, è in pericolo. Granello dopo granello, le sue dune rischiano infatti di scomparire del tutto in meno di vent’anni. ‘Colpa’ dei bagnanti. Non solo quelli che, per souvenir, a fine vacanza si portano bottigliette e buste piene di sabbia. Molti di più sono quelli che si rendono responsabili del saccheggio silenzioso a loro insaputa. Fino a 93 grammi di sabbia al giorno: tanta si stima possa portarne via ogni bagnante solo tra quella che rimane attaccata ai piedi, alle infradito o ai teli da mare.

Lo studio

Non si tratta di numeri campati in aria, ma sono il frutto di uno studio eseguito dall’Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr, che ha riguardato le spiagge sarde Santa Maria e di Cavalieri. Ma se la matematica non è un’opinione, quel che vale in Sardegna vale anche all’isola d’Elba.

A lanciare l’allarme sul tema, dalla pagina Facebook ‘Lacona Beach Supporters’, è il team dell’agricampeggio ‘Orti di Mare’, che – tra l’altro – propone una serie di accorgimenti per arginare il fenomeno, salvando capra e cavoli, arenile e turisti. «Nel 2016, a Capoliveri, ci sono state 933.370 presenze – spiega Vittorio Rigoli, titolare di ‘Orti di Mare’ – e, se moltiplichiamo questo numero per 0,093 chilogrammi otteniamo 860 quintali di sabbia potenzialmente asportata da Lacona, inconsapevolmente, dai soli ospiti di Capoliveri”.

Sensibilizzare i turisti

“L’idea – spiega Vittorio Rigoli, titolare di ‘Orti di mare’ – è quella di coinvolgere tutti coloro che hanno un minimo interesse per quanto accade sulla spiaggia di Lacona perché si riesca a far qualcosa per salvaguardarla. Uno dei problemi è l’arretramento della linea di battigia che, oltre per fattori come l’innalzamento del livello del mare o il deterioramento della prateria di posidonia con conseguente minor protezione dalla mareggiate, avviene anche per l’asportazione involontaria della sabbia. E, fatti i calcoli, la quantità asportata non è affatto irrisoria”.

Cosa si può fare, quindi? “Intanto occorrerebbe seminare un po’ di consapevolezza per contenere il fenomeno – spiega Rigoli – e valutare l’opportunità di installare delle passerelle a doghe all’uscita delle spiagge attrezzando delle vere e proprie aree per scuotere teli da mare, stuoie e ciabatte”.

Restituire alle dune, quel che è delle dune, insomma. Perché tutti possano continuare a fruirne. Anche fra vent’anni.