C’è un muro in Europa che non ha nessuna intenzione di crollare. Questo muro è in Italia, ed è vero, nessuna metafora. E’ il muro di uno stabilimento balneare triestino che dal 1903 separa, persino in mare, uomini e donne. Si chiama Lanterna o Pedocin (è chiamato con entrambi i nomi quasi ovunque). Ha due ingressi: da una parte c’è quello per le donne e i bambini che hanno meno di 12 anni, dall’altra c’è l’ingresso per gli uomini. Entrare costa 1 euro ma si possono anche fare abbonamenti mensili o stagionali. 

Lanterna o Pedocin: i due nomi sono ambivalenti e hanno ognuno le proprie ragioni. “Lanterna” deriva dall’omonimo faro di Trieste che si trova poco distante dalla spiaggia. “Pedocin” invece ha un’origine più complessa: in dialetto infatti “pedocin” può significare due cose: pidocchio o cozza. Nel primo caso il nome alluderebbe a una storia particolare, quando ai tempi di Francesco Giuseppe I d’Austria la spiaggia veniva chiusa dalle 2 alle 4 del pomeriggio per permettere ai soldati di andare a lavarsi, a “spidocchiarsi” appunto. Nel secondo caso invece si farebbe riferimento ai tempi in cui, nelle acque circostanti alla Lanterna, si coltivavano le cozze. In verità pare che il primo nome del bagno fosse “ciodìn” (chiodino), perché la gente si portava da casa i chiodi per appendere gli abiti.

Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia.

Negli anni è stato più volte proposto l’abbattimento del muro. Nel 1943 il quotidiano di Trieste, Il Piccolo, ne fece una questione economica: per le famiglie meno agiate, infatti, dover pagare l’ingresso era un impedimento e l’unificazione della spiaggia avrebbe potuto portare più persone, quindi ridurre i costi e rendere tutto più comodo. Più avanti si tenne una specie di informale consultazione popolare in città e il risultato fu netto: tutti volevano che il muro restasse su. Nel 2009 il bagno è stato interamente ristrutturato e riportato alle sue sembianze originarie: ora è tutto azzurro e bianco.

Il motivo per cui i triestini sono così tanto legati a questa divisione secondo molti non è quello che si potrebbe immaginare: non è una questione di “bigotteria” (parola che loro stessi usano quando tentano di spiegare perché quel muro è così importante) ma al contrario di libertà. La divisione della spiaggia per sessi – di una sola spiaggia, peraltro, dentro un’offerta generale di spiagge aperte a tutti – sarebbe banalmente una possibilità in più per i bagnanti di fare quello che vogliono.

Insomma, se capitate a Trieste con la bella stagione magari, dateci un’occhiata. Questo stabilimento è un microcosmo: pensionati, studenti e studentesse, commesse, lavoratori in pausa pranzo, mamme, papà, nonni. C’è gente di tutte le età. Magari prenderete la tintarella là dove si sedeva James Joyce… Non potrà non piacervi!