Riprendiamo il discorso lasciato in sospeso nell’ultimo articolo pubblicato, per dare conto di altri importanti interventi del convegno tenutosi a Napoli lunedì scorso. Uno dei punti più scottanti sviscerati durante il convegno è la questione delle aste. È stato detto cioè che si farebbero le aste anche senza Bolkestein. Infatti anche nel caso in cui la direttiva europea non esistesse, sono i trattati fondativi dell’UE ad imporre questo tipo di regola.

Il convegno di lunedì 4 dicembre scorso, tenutosi alla Stazione marittima di Napoli, è stato molto seguito non solo dagli operatori balneari, ma anche da numerosi avvocati, commercialisti, ingegneri e impiegati della pubblica amministrazione che volevano saperne di più sul delicato tema delle spiagge. I relatori hanno affrontato l’argomento da ogni punto di vista: normativo e burocratico, paesaggistico e ambientale.

Domenico Ciccarelli – Giurista esperto in demanio marittimo e appalti

Aste comunque

A riepilogare l’attuale situazione normativa in cui versano le concessioni balneari ha pensato Domenico Ciccarelli, giurista esperto in demanio marittimo e appalti: «Le preoccupazioni degli attuali operatori sono ragionevoli – ha detto l’avvocato – ma le concessioni sono sempre state affidate secondo delle procedure di selezione. E ricordiamo che, se anche non ci fosse la direttiva Bolkestein, rimarrebbero comunque i trattari fondativi dell’Unione europea a imporre le evidenze pubbliche».

A cambiare le carte in tavola è stato il regime di rinnovo automatico, «che ha generato negli imprenditori la legittima aspettativa di poter disporre delle spiagge secondo una durata illimitata – ha aggiunto Ciccarelli – ed è giusto che anche questo problema venga risolto nella futura riforma. Ma ormai non si può più tornare indietro, trovandoci nel pieno di un ordinamento che prevede le gare. Pertanto, occorre redigere una riforma ineccepibile dal punto di vista tecnico, in modo da tutelare gli attuali concessionari senza intraprendere scappatoie in contrasto col diritto comunitario che porterebbero a una rapida dichiarazione di incostituzionalità».

Un fenomeno italiano

Ma se c’è un problema che le evidenze pubbliche sulle concessioni balneari alimenterebbero, è quello dei contenziosi, e proprio di questo aspetto si è occupata Vinca Savelli Giannuzzi dell’Avvocatura di Stato: «Per la verità il contenzioso sul demanio marittimo è un fenomeno tutto italiano – ha sottolineato l’avvocato – dal momento che in tutto il resto d’Europa i concessionari possono occupare solo una piccola porzione della spiaggia che hanno in gestione: per esempio, in Francia devono lasciare l’80% del litorale alla libera fruizione senza poterci installare attrezzature, ma solo mantenendo pulito».

I contenziosi sul demanio marittimo, ha aggiunto Giannuzzi, «sono finora stati avviati soprattutto dai cosiddetti “newcomers”, cioè da quegli operatori economici che volevano entrare nel mercato delle concessioni balneari, ma che si scontravano contro un sistema che precludeva il loro ingresso. Se però la futura riforma istituirà le procedure di selezione sulle migliaia di attuali concessioni, i contenziosi aumenteranno sensibilmente, come d’altronde avviene per qualsiasi evidenza pubblica.

Per evitare questo, occorre redigere attentamente dei bandi che garantiscano la parità di trattamento e un adeguato periodo transitorio, ma ancora meglio sarebbe sostituire la concessione come sistema di gestione del demanio marittimo: si tratta infatti di un modello ormai superato da altri strumenti, come la cogestione pubblico-privata, le srl a gestione collettiva e i consorzi, che garantiscono più efficacia e maggiori remunerazioni».

Temi tecnici

Il convegno napoletano ha affrontato anche dei temi molto tecnici e specialistici, come il funzionamento del Sistema informativo demanio (illustrato dagli esperti dell’associazione I Demanialisti) e del nuovo software per la gestione del demanio marittimo in Regione Campania (affrontato dall’architetto Antonella Marciano dell’assessorato regionale al turismo).

Francesco Messineo – Segretario generale dell’Autorità’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale.

Le autorità portuali

Infine, il segretario dell’Autorità portuale del Mar Tirreno centrale Francesco Messineo ha trattato la questione delle concessioni demaniali marittime dal punto di vista dei porti: «è assurdo che in Italia le autorità portuali siano considerate degli enti pubblici non economici, impedendo loro di fare business e dunque di essere competitive con i grandi porti europei», ha denunciato l’architetto.

Mentre l’ingegnere Crescenzo Prisco, del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Campania, Molise, Puglia e Basilicata, ha svolto una lunga e dettagliata relazione sul grave problema dell’erosione costiera, che minaccia la scomparsa di oltre un terzo delle spiagge italiane, descrivendo le varie tecniche per la protezione dei litorali. «Le scogliere sommerse anti-erosione arrivano a un costo di 3 milioni di euro al chilometro, e i ripascimenti artificiali addirittura a 3,5 milioni di euro al chilometro. Ma si tratta di cifre ben spese, se si pensa che, secondo l’Unione europea, un metro quadrato di spiaggia ha un valore che oscilla dai 600 ai 1.700 euro a seconda della zona geografica».

La spiaggia vale quindi, e pure tanto. Ecco perché questa partita è così importante: per il valore che le spiagge rappresentano, sia in termini economici, sia in termini turistici che culturali.

Fonte: Mondo Balneare

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