A Laigueglia, in Liguria, c’è un angolo di spiaggia dove Livio Lovisone ha trasformato il suo sogno in realtà: Bagni Capo Mele. Questo è lo stabilimento balneare che oggi vi raccontiamo, un posto in cui da tempi non sospetti si può fare il bagno col proprio cane, e dove si sta portando avanti un progetto di floricoltura molto interessante.

 

 

 

Com’è iniziata la storia di Bagni Capo Mele?

 

Io sono un architetto di Torino, ho scoperto questo stabilimento venendo in vacanza in Liguria. Mi sono innamorato di questo posto perché aveva un potenziale altissimo, a tal punto che poi ho cambiato vita: mi sono trasferito, ho acquistato lo stabilimento e sono venuto a fare il balneare qui, circa 25 anni fa.

 

Quindi lo stabilimento ha 25 anni ormai?

 

Ne ha di più: io l’ho comprato che ne aveva già una ventina, quindi ha circa cinquant’anni.

Quando sono arrivato ho iniziato un esperimento con il Dipartimento del Territorio dell’Università di Genova che consisteva nella realizzazione di una sorta di parco con tutte le specie dunali autoctone che sono ormai quasi estinte in Liguria: il giglio di mare, il finocchio di mare, il papavero di mare e tutte le specie floreali che crescevano sulle spiagge prima che venissero costruiti gli stabilimenti balneari. Nel 2003 le abbiamo re-impiantate con un sistema specifico, e in tutti questi anni hanno avuto modo di svilupparsi. È stato un grande successo: Bagni Capo Mele è diventato un’attrazione anche d’inverno per scuole e turisti, che vengono ad ammirare la vegetazione.

 

Abbiamo letto che avete vinto l’oscar per l’ecoturismo di Legambiente..

 

Sì sì,  l’abbiamo vinto l’anno scorso per un progetto di impianto a fonti rinnovabili che, attraverso il recupero dell’acqua marina, offre alla struttura una risorsa energetica sostenibile.

Siamo stati anche pioneri per l’accesso agli animali, avendo un’area riservata da circa dieci anni, quando le ordinanze comunali ancora non contemplavano questa possibilità. Qui in Liguria la maggior parte delle strutture non accetta cani e per chi non può separarsene durante la vacanza è un problema. Di conseguenza abbiamo fatto una convenzione con l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali, ndr) perché ci aiutasse in questo progetto: anche questa scelta si è rivelata vincente, dato che molti clienti vengono appositamente in questa zona perché ci siamo noi che offriamo questo servizio.

 

UNo stabilimento per chi ama la natura, insomma

 

Non solo: abbiamo anche la parte notturna. Per cena c’è il ristorante nel quale si possono mangiare ottime grigliate; abbiamo un Chiringuito dove si fanno gli aperi-cena e volendo si balla con il dj il sabato sera. Siamo praticamente aperti 24h al giorno d’estate.

 

come È cambiato il settore balneare rispetto a quando hai preso la gestione 25 anni fa?

 

Sicuramente è cambiato in peggio, perché è vero che un tempo era tutto più semplice – anche noi qui abbiamo fatto molte cose nuove – però è anche vero che con lo spauracchio delle aste della Bolkestein più nessuno fa investimenti. Si è bloccato un settore, perché chi deve cambiare gli ombrelloni che sono vecchi e marci non lo fa perché non sa se l’anno successivo gli portano via la spiaggia..

 

È il pensiero comune di tutti i balneari. Abbiamo anche visto che si sono create associazioni e cooperative per combattere questa battaglia delle aste

 

Sì, assolutamente, perché poi quando le cose non si riescono a farle andare come dovrebbero si creano grossi problemi. Alla fine noi non ci siamo più sentiti tutelati dal nostro sindacato, è per questo che sono nati tanti altri sindacati, insomma.

 

Infatti abbiamo notato una proliferazione di sindacati e associazioni di categoria. Ci sono anche diverse fazioni in lotta tra loro?

 

Sì, ci sono le fazioni politiche, poi ci sono quelli che invece non vogliono farsi coinvolgere dalla politica. Veramente sono nate come i funghi…

 

E questo non fa nemmeno bene al settore, non credi?

 

No, perché sarebbe sicuramente meglio che, rispetto a tante voci sparse e scoordinate, ci fosse un unico sindacato, che in questo modo risulterebbe più forte . Però è andata così per forza, non per colpa dei balneari. È andata così perché, ad un certo punto, quando le cose non seguono una direzione corretta poi per forza nascono i partigiani, no?

 

Cos’è che ogni giorno, magari anche con un caldo torrido, ti fa veramente apprezzare questo lavoro?

 

Sicuramente vivere vicino al mare è una droga, poi dopo uno non riesce più a farne a meno. Se non hai la possibilità di stare in contatto con la spiaggia, col mare, così… stai male. Io lo so bene perché vengo da una città, e ora non riuscirei a tornare indietro. Mi rendo conto che effettivamente poi la qualità della vita sulla costa è maggiore, e quindi per me questo è un lavoro bellissimo.

 

È un peccato che ci mettano in croce in questo modo adesso, con questa situazione, perché stanno veramente rovinando un settore in maniera sconsiderata, senza andare a valutare quali sono le cose meritevoli e quelle che invece effettivamente magari non hanno neanche senso di esistere. Forse qualche stabilimento avrebbe bisogno di una spinta, di andare all’asta perché magari effettivamente potrebbe essere positivo.

 

Però questi grossi cambiamenti alla fine non terranno conto di quelli bravi e di quelli che non lo sono, diventerà una cosa strumentalizzata per le multinazionali, per le cooperative, per puro business, per gli investitori italiani e stranieri, e questo non fa certo bene al mercato, come è capitato in altri settori.

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