Ieri alle ore 10:00, nell’ambito della fiera Sun di Rimini, si è tenuta l’assemblea nazionale CNA balneatori intitolata “No alla liquidazione del sistema balneare italiano”. Il clima che si respirava nella sala Sisto Neri era abbastanza teso sin dalle prime ore del mattino. La partecipazione è stata altissima, e non sono mancati momenti di acceso dibattito tra i balneari provenienti da tutta Italia e alcuni dei relatori.

Si sono succeduti sul palco dell’assemblea, Lorenzo Marchetti (Componente Presidenza nazionale CNA balneatori), Cristiano Tomei (Responsabile nazionale CNA balneatori), l’On. Tiziano Arlotti (Relatore Ddl Concessioni alla Camera dei Deputati), Marco Scajola (Assessore alla Pianificazione territoriale, Demanio e Tutela del Paesaggio – Regione Liguria), l’avvocato Roberto Righi del Foro di Firenze, l’On. Federico Massa e Emiliano Favilla (Presidente del Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano).

Lorenzo Marchetti da il via all’assemblea con un saluto generale e ringraziando gli ospiti istituzionali. “Siamo alle prese con il Ddl licenziato dalle commissioni ieri e che andrà in aula la prossima settimana. Lo abbiamo esaminato e abbiamo parlato con tutti i balneatori di tutta Italia. Il Ddl ha recepito tutte le istanze di CNA: viene riconosciuto il legittimo affidamento, il valore commerciale dell’azienda, il concetto di revisione dei canoni concessori demaniali e l’inserimento di tre diverse categorie”. Prosegue Marchetti, “Ora bisogna inserire nel testo della legge delega, e non nei decreti attuativi, cosa significa specificamente legittimo affidamento ecc. – e conclude con fermezza – CNA sostiene da anni che le imprese balneari italiane non devono andare all’asta”.

Il responsabile nazionale CNA balneatori Cristiano Tomei, fautore fattuale del lavoro di raccordo tra il relatore del Ddl Arlotti, l’avvocato Righi e la base balneare è perentorio e intavola un’arringa da sindacalista d’altri tempi. “Non ci fermeremo qui, non possiamo dire che è tutto risolto. La CNA è stata a volte derisa all’inizio perché gioiva del fatto che si parlasse di legittimo affidamento nella sentenza del 14 luglio 2016. Noi con voi siamo riusciti a declinare il legittimo impedimento in legittimo affidamento. Cercando di interpretare giuridicamente qualcosa che sia compatibile col maledetto diritto di carattere europeo”. È questo l’importante lavoro svolto da CNA: riuscire a rendere compatibile una preesistente situazione socio-economica al diritto internazionale, in questo caso europeo.

E continua nel merito della legge, “CNA chiede che il legittimo affidamento sia perfettamente e chiaramente scritto nella legge parlamentare, che si dica che le imprese sorte prima del 2009 godano di questo principio, e che per queste non devono esistere aste e procedure concorsuali”.

Lancia poi una stoccata all’agenzia del demanio, rea di non aver collaborato attivamente durante le audizioni parlamentari, “l’agenzia del demanio durante l’audizione doveva dire quante sono le concessioni demaniali esistenti in Italia: non lo hanno detto, la risposta non c’è stata! Come si fa a non sapere quante siano le concessioni? Noi abbiamo fatto un appello attraverso le regioni e i comuni facendo un quadro nazionale dal quale si può dedurre, dati alla mano, che almeno il 55% delle spiagge italiane, al netto di quelle destinate ad un uso libero e dei siti di interesse comunitario porti turistici e demanio industriale, sono disponibili per il rilascio di nuove concessioni. Ma se l’agenzia non si pronuncia non si può dire all’europa che per l’art. 12 non c’è problema perché ci sono tante spiagge e la possibilità di dare fino a 30000 nuove concessioni”. E conclude, “Oggi abbiamo bisogno di risposte su questi temi. Cna ha inserito il legittimo affidamento che da guscio di noce ora è una zattera, ancora non è una nave ma ci può diventare. Noi chiediamo che riesca a reggere la corrente e a navigare, chiediamo al parlamento e al relatore che ci sia la chiarezza sul legittimo affidamento dando forza al Parlamento. Perché dal Parlamento si può riuscire ad ottenere dei risultati: la proroga l’abbiamo avuta grazie al Parlamento con pareri negativi dal Governo e dalla Commissione Europea. Il Parlamento deve interpretare il volere e il destino di un sistema economico e sociale e di una categoria forte come quella dei balneari”.

 

L’Onorevole Tiziano Arlotti, relatore del Ddl Concessioni alla Camera dei Deputati inizia il suo intervento con una ricostruzione del lavoro svolto fin ora, “quello che abbiamo fatto da quando sono relatore è stato in primo luogo quello di cercare di portare avanti il rapporto con le associazioni sindacali di categoria e l’ho fatto perché la politica su questo tema non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare. La legge delega iniziale era di una pagina e mezzo, ora è di tre pagine, uscita più completa dal lavoro delle commissioni e dopo l’attività delle audizioni formali”.

Poi entra subito nel merito del Ddl, “il principio del legittimo affidamento non è contemplato nei trattati dell’UE ma la Corte di Giustizia europea ha riconosciuto come principio cardine del diritto europeo con sentenza del 3 maggio 1978, il principio della tutela dell’affidamento. In testa alla legge delega abbiamo sancito che agiamo all’interno del diritto comunitario. Abbiamo inserito un adeguato periodo transitorio, questo è il termine inserito: adeguato. Il periodo transitorio è un periodo sul quale dovremo fare un confronto serio con l’UE e aggiungo che siamo blindati in casa perché la Corte Costituzionale è intervenuta in tre occasioni, nel 2002, 2004 e 2008, e l’orientamento che esce dalle sentenze è che laddove ci sono innovazioni di sistemi e di regimi c’è un’ampia discrezionalità di attuazione, di adattamento tempraneo e transitorio, tenendo conto del principio di ragionevolezza”.

Anche Arlotti evidenzia le mancanze dell’Agenzia del Demanio, “l’elemento dell’acquisizione dei dati da parte dell’Agenzia del Demanio è fondamentale, perché senza è difficile fare anche una discussione”. E continua nel merito, “Abbiamo inserito la revisione del sistema di calcolo dei canoni concessori andando oltre il sistema omni, deve esserci invarianza di costi. Questo è un tentativo fatto anni fa, che potrebbe esser previsto nella legge di bilancio”.

E conclude, “Questi sono i punti sui quali dovremmo concentrarci nel prosieguo del percorso che ci porterà già da lunedì una discussione generale alla Camera. Abbiamo anche previsto che qualora non venga esercitata la delega, ci sia un periodo ulteriore di tre mesi per consentire al prossimo Parlamento e al prossimo Governo di portare avanti questo procedimento”.

 

È Marco Scajola, Assessore alla Pianificazione territoriale, Demanio e Tutela del Paesaggio della Regione Liguria, a portare la testimonianza del lavoro fatto dalle regioni. “La Liguria è capofila del tavolo interregionale sul demanio. In questi due anni come relatori abbiamo fatto sentire la nostra voce con ordini del giorno approvati all’unanimità nonostante i colori politici diversi, che purtroppo però il Governo non ha preso in considerazione. L’Italia deve far sentire la sua voce in Europa: prima di fare il Ddl bisogna andare a Bruxelles e sedersi ad un tavolo. A Roma non si sa chi è il responsabile del Demanio Marittimo, non si sa con chi parlare, ho parlato con 80 persone diverse, con impiegati statali che fanno il bello e il cattivo tempo. L’Italia ha una tradizione balneare diversa dagli altri paesi. Inizialmente Bolkestein non ci aveva inserito nella direttiva, poi ci siamo finiti dentro. Mi fa pensare che qualcuno che ha il grano abbia detto ‘andiamoci a prendere le spiagge del’iItalia’ – e conclude – da noi in Liguria le aste non si fanno faremo come i catalani. Arlotti, che rispetto come persona e per il lavoro che ha svolto, vada in aula dicendo che questo Ddl non va bene e che bisogna riscriverlo evitando le aste! Gentiloni vada in Europa e noi lo aiuteremo come Regioni. Se noi italiani alziamo la voce ci devono stare a d ascoltare, ma se non diciamo nulla, dall’europa ci dicono ‘ma se il vostro governo non ci dice nulla noi andiamo avanti così’”.

L’avvocato Roberto Righi fa una valutazione giuridica e politica, “il contesto è cambiato in senso molto positivo, all’inizio la politica non vi ha ascoltato e per la prima volta oggi sono entrate nel dibattito legislativo tematiche che erano soltanto soluzioni giuridiche complesse. Oggi si parla di legittimo affidamento e comunque è positivo. Oggi siete più forti anche per un fenomeno poltico generale: l’Italia si è rafforzata tantissimo e i nostri partner europei si sono indeboliti. Il pil italiano è in aumento, e in particolare il pil turistico e dei servizi in generale. Il diritto in europa viene dopo, serve per regolare rapporti di forza politica. Questi rapporti sono cambiati e l’Italia oggi è più forte”.

Conclude con un aneddoto molto interessante, “ho avuto un cliente olandese amico del signor Bolkestein, beh, lui non pensava minimamente alle concessioni marittime quando scriveva la direttiva, ma alle guide turistiche agli idraulici polacchi ecc., che potevano spostarsi liberamente all’interno dell’Unione”.

Ll’Onorevole Federico Massa ha ribadito i risultati ottenuti fin ora, ma che ha scatenato un malcontento generale sfociato in vive proteste che hanno fatto concludere anzitempo il suo intervento.

“L’intervento del Governo è stato utile, perché ha congelato la situazione dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2016. La situazione rimaneva ferma perché l’Italia aveva il diritto dovere di trovare una regolamentazione che tenesse conto di questioni da approfondire nell’ambito di un riordino generale della normativa, senza il quale mettiamo a rischio il sistema balneare. Nel testo ci sono dei principi che rappresentano un passo avanti e il recepimento formale dei principi che vogliamo portare in Europa. Non è il caso di buttare via il testo fin qui prodotto, andrebbe ad acuire i rapporti che stiamo costruendo in Europa. Penso che si possa ragionare tenendo insieme il legittimo affidamento, la questione della certezza del diritto e dell’oggettiva limitazione delle risorse. Fin ora abbiamo garantito la continuità delle imprese balneari. In questa direzione si deve lavorare con la capacità id interloquire con chi vive questa realtà che ne sanno più di tutti”. E conclude con una promessa: “presenteremo un ordine del giorno per definire il periodo transitorio”.

 

Infine Emiliano Favilla, presidente del Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano, tira un po’ le conclusioni degli interventi fin ad allora sentiti. “Abbiamo sentito le solite ambiguità, speravamo di avere delle certezze da questa assemblea. Spero che si voti un documento alla fine che sia un documento che decidiamo noi insieme. Non mi è piaciuto come è partita la riunione, non si può dire che noi siamo contenti che il ddl ha recepito tutto quello che la CNA ha chiesto. Le cose che ha detto la CNA in passato non sono compatibili con quello che dice il Ddl. Il Ddl ha recepito solo il legittimo affidamento che è importante però bisogna vedere come lo intendiamo, per il Governo significa un altro paletto, ma conferma le aste. Il periodo transitorio la professionalità, il risarcimento, sono stronzate, sono cose vuote. L’unica cosa che rimane di certo è che si va all’asta. Noi nono vogliamo essere presi in giro da nessuno! Bolkestein non aveva intenzione di mandare all’asta questo settore perché è impossibili mettere all’asta una situazione creata in più di un secolo di tempo, se non lo capite andate a casa veramente perché non siete degni di rappresentare il popolo italiano”.

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